Milano, 27 ottobre 2015 (fonte) – Si sono riuniti oggi a Expo i rappresentanti che compongono il Forum delle religioni a Milano, per ricordare quando il 27 ottobre di ventinove anni fa i leader delle grandi religioni del mondo si incontrarono per la prima volta ad Assisi, città di San Francesco, a pregare insieme per la pace.

«L’intenzione di oggi è quella di portare la pace di Assisi dentro Expo, ovvero mostrare in un luogo in cui si discute di ciò che nutre l’umanità, che le religioni sono un cibo essenziale e aiutano a costruire la pace e l’armonia tra i popoli che tutti stiamo cercando», ha detto mons. Luca Bressan Vicario Episcopale della Diocesi di Milano che con il Padiglione della Santa Sede ha organizzato questo evento.

«Le religioni si pensano come un cibo esistenziale e noi abbiamo voluto dire in che modo nutrono la vita. Questa giornata ha seguito due piste: la prima quella originaria del cammino del padiglione della Santa Sede è creare un luogo dove la Chiesa ragiona sul nutrimento e può dare spazio ad altre religioni. La seconda spiega lo spirito dell’evento, la volontà delle diverse religioni di lavorare assieme e il momento centrale di questo lavoro è culminato nella lettura tutti insieme del testo di San Francesco del Cantico della Creature, nello spirito dell’Enciclica papale Laudato Si’», ha spiegato Bressan.

Organizzato Padiglione della Santa Sede, con l’ausilio dell’Arcidiocesi di Milano, il Forum delle Religioni ha dato vita a una marcia per la pace lungo il Decumano, proprio per dare testimonianza del comune cammino e per coinvolgere e raccogliere tutti coloro volessero condividerlo, consapevoli del contributo ineludibile e originale che le religioni possono offrire nel perseguirne gli obiettivi di sostenibilità ed equa ripartizione delle risorse, premesse indispensabili per la promozione della pace. La marcia, partita dal Media Centre, si è conclusa in un momento riflessione sul tema “Le religioni cibo dello spirito”. Ciascuna tradizione ha approfondito un aspetto di questo mettersi in relazione, con l’ausilio di diversi codici espressivi, non solo parola ma anche danza, canto, musica, immagini. Il pensiero del Papa, tratto dall’Enciclica Laudato si’, ha fatto da cornice all’evento e cucito i passaggi da un intervento all’altro.

La tradizione induista, con l’intervento di Svamini Shuddhananda Giri ha illustrato il rapporto Uomo-Dio, attraverso una danza eseguita da una religiosa Svamini Atmananda Giri, appartenente a un antichissimo ordine monastico: «La danza è una forma di preghiera e meditazione, pregare e meditare è entrare nel rapporto con il divino. Questo è un momento di dialogo e di confronto e di conoscenza reciproca che fa sparire ogni tipo di ombra. Il cibo non è solo nutrimento del corpo, ma anche il nutrimento dell’anima».

Il tema del rapporto tra Uomo-creato è stato affrontato dal rabbino della comunità ebraica di Milano, Rav. Elia Richetti, attraverso la lettura in ebraico del Salmo 8: «Il Salmo 8 è proprio la manifestazione dello stupore dell’uomo davanti all’immensità del creato e al fatto che nonostante la sua pochezza abbia un ruolo così importante in questo grande quadro dell’universo. Questo evento è una riflessione a più ampio raggio di quello che è stato il tema generale di Expo – afferma Richetti – finora abbiamo parlato soltanto di ciò che riguarda l’alimentazione, adesso parliamo del rapporto dell’uomo con tutto ciò che lo circonda, con il creato, la natura e la società utilizzando anche dei testi che fanno parte delle rispettive tradizioni».

Il pastore della Chiesa Evangelica Valdese, Giuseppe Platone, ha illustrato il rapporto Uomo-lavoro attraverso l’arte di Van Gogh, il contenuto dei suoi dipinti, la sua storia, ciò a cui rimanda, ciò che vi leggiamo: «Nei Mangiatori di Patate c’è il mondo intero: questo mancato pastore protestante, pittore, solo negli ultimi dieci anni della sua vita, ha saputo rileggere il lavoro dell’uomo e della donna contadini e ci ripropone l’essenzialità della vita. È stato un “protestante francescano” che ha vissuto per l’essenziale e ha colto la fatica dell’uomo per estrarre il cibo; un credente tormentato che ha tentato di testimoniare il suo amore per Dio descrivendo la fatica quotidiana e la bellezza della natura, il lavoro della terra, tutti temi lanciati dalla lettura dell’Enciclica papale». Per il pastore «Expo ha avuto un valore spirituale. E noi abbiamo voluto stare dentro le contraddittorietà del mercato per lottare contro la povertà».

Mouelhi Mohsen, della Confraternita Jerrahi Halveti, ha affrontato il trema del rapporto Uomo-uomini; ha parlato delle missioni profetiche, degli uomini che Dio manda sulla terra come guide all’uomo, per indicare come comportarsi sulla terra: «L’uomo ha una missione sulla terra oggi, che non è soltanto quella di nutrirsi, bere e mangiare. Oltre ai profeti ci sono altre figure, come Madre Teresa di Calcutta e altri che servono l’umanità nel suo percorso. Se Dio non manda più profeti e più libri, come facciamo? Basta andare alla Stazione centrale di Milano e vedere i profughi, o guardare le zattere: sono segnali che Dio ci manda, non manda più profeti siamo noi che interpretiamo i suoi segni. Nutrimento è anche nutrimento delle coscienze per eliminare l’ignoranza su tutto, nutrimento di questo modo di interpretare il nostro ruolo sulla terra».

Il tema Uomo-corpo è stato affrontato mostrando, con l’ausilio delle immagini e delle parole dei sutra, la spiritualità legata al cibo espressa dai monaci buddhisti di diverse tradizioni a partire dagli insegnamenti di Buddha Shakyamuni. Elena Jigetsu Ciocca, Dojo Zen Higan – L’Altra Riva: «Lo spirito che ha animato l’evento è quello di una condivisione volta a generare una maggiore comprensione reciproca e scoprire con l’ausilio dell’espressione non verbale affinità profonde tra espressioni religiose diverse».